Il resto di niente

Il resto di niente

La marchesa Eleonora Pimentel de Fonseca, poetessa, scrittrice e una delle prime giornaliste europee è la protagonista di questo romanzo. L'autore la segue dall'infanzia a Roma all'adolescenza a Napoli e quindi per tutta la sua breve vita sino alla morte per impiccagione. Morte avvenuta in quella piazza del Mercato dove la borghesia napoletana più illuminata concluse sotto le mani del boia il suo generoso tentativo di rivoluzione.

Read Online Il resto di niente

Anzi, credo proprio che questo ultimo sia il punto centrale: certamente cè la vita eccezionale di una donna eccezionale, in cui la rivoluzione rappresenta il culmine e lepilogo, ma la parte fondamentale di questa vita sono lamore per la cultura, lo studio e il sapere in tutte le sue forme e discipline: Lenor ne è unallegoria vera e propria. La linea temporale del racconto è discontinua, come in un diario, si aprono come degli sprazzi di luce sulle complesse vicende narrate, ed è questo che lo rende un dipinto impressionista o forse anche cubista, ma è come una macchina del tempo, porta veramente il lettore nella Napoli del XVIII secolo. Alla stessa Lenor, sin da quando vengono riferiti i primi pensieri della giovinetta che parla tra sé e sé, lautore attribuisce emozioni e pensieri che non sono propri di unundicenne: è il suo modo di segnalare sin dallinizio che si tratta di persona dalla sensibilità e dalla cultura fuori dal comune. Anche quando cresce, la giovane Lenor qui descritta ha troppa coscienza di sé: parla in prima persona ma da un punto di vista dei fatti decisamente terzo, obiettivo e che si percepisce supportato dal senno di poi, la sua figura è lo strumento essenziale per descrivere un qualcosa che non potrebbe essere spiegato e raccontato senza uneroina a farne da allegoria. Questo tema del sapere e della cultura è molto attuale: ancora oggi, anche se qui su GR siamo in tanti, ed esiste la scuola dellobbligo, ed anzi spesso i genitori impongono ai ragazzi di studiare per migliorare le proprie prospettive, poi però alla fin fine nel modo di sentire comune la persona colta, che legge e che studia, viene sempre guardata un po storto, il secchione viene sempre e comunque preso in giro. Il pensiero del popolo nei confronti della persona colta è sempre lo spavento nei confronti di qualcosa che non comprende: Cosa scrivete voi? Lo stesso titolo Il resto di niente richiede una spiegazione multi-sfaccettata: sembra essere unespressione tipica napoletana, non posso confermarlo in quanto non conosco quel dialetto, ma alla fin fine è la traduzione poetica di nada de nada, che è più simile allitaliano niente di niente, ed è lespressione che viene sempre usata ogni volta che lautore - tramite la voce di Lenor - parla del senso di impotenza nei confronti del fato e della storia, il senso dellinsignificanza di una singola vita, nonostante tutto limpegno che vi si possa profondere per raggiungere importanti obiettivi. Oltre al tema dellamore per il sapere, ovviamente cè limminente rivoluzione che aleggia sulla città: è più che unatmosfera, è come una minaccia di eruzione del Vesuvio, che solo alla fine si scatenerà in tutta la sua violenza. Più nello specifico, si parla del problema della rivoluzione imposta dallalto, dai colti al popolo ignorante e superstizioso - e questo contiene anche un po di questione meridionale: Sempre il vecchio problema: sha diritto di far felici gli altri imponendogli quella che riteniamo felicità? Forse bisognerà aspettare che queste generazioni di Napoletani man mano sestinguano, carpire a esse i giovanissimi, quelli che cedono col tempo le impenitenti legioni sassottiglieranno, si dilegueranno nel Mito: Napoli diventerà una città come tantaltre, civili, della Terra, abitata da un popolo istruito, educato, ragionevole, pronto a seguire quanto gli verrà intimato dai filosofi, da tutti quelli che vogliono dargli assolutamente la felicità. Le frasi di Vincenzo Cuoco riassumono il senso e la storia della rivoluzione, non solo a Napoli ma di tutte le rivoluzioni: Disse anche unaltra frase, che la colpì: A Napoli la rivoluzione pochi la capiscono, pochissimi lapprovano, quasi nessuno la desidera Lidiozia dei nobili, del re, in Francia non poteva non scatenarla la rivoluzione.

No, Lenòr, non è vero che di te e della tua vicenda non sia rimasto niente.I duecento anni sono trascorsi, tra gli inevitabili sobbalzi e scossoni della Storia, e ad essi sè aggiunto persino altro tempo durante il quale il tuo ricordo non si è spento. Mi piace pensare che ancora si aggiri qualcosa di te, della tua essenza più profonda, tra i vicoli e le strade della tua Napoli tanto amata con tutte le sue contraddizioni, i suoi ordinati disordini, gli odori intensi, i suoni e i colori che si protendono verso lo spettacolo straordinario del golfo, allombra di quel vulcano grande e indifferente che riempì il tuo sguardo fin dal primo approdo. Peccato che tu non abbia visto il nuovo secolo, a varcare la cui soglia ti mancò davvero poco Chissà se ti sarebbe piaciuto così come poi è stato; probabilmente, in parte, lOttocento delle nuove tendenze culturali, di cui forse percepisti il sapore nella sinfonia del giovane Beethoven ascoltata poco prima della fine, non di certo quello della restaurazione politica dopo le disillusioni della Rivoluzione francese e lubriacatura delle gesta napoleoniche.

Basta la possibilità di vedere un ponte tra passato e presente, la persistenza del lazzaro che è sempre uguale a se stesso, non più scalzo, ma con telefonino e motorino, pronto a servire il re purchè gli si offra la possibilità dellarricchimento (il saccheggio impunito)? Questo non basta a rendere Il resto di niente un romanzo straordinario. Nonostante il cupo pessimismo che vi si agita, fra il marciume del cibo e il libertinaggio dei costumi, dionisiaca danza, domina il valore incalcolabile della speranza come atto di fede nella possibilità di cambiare il mondo, di portare il nuovo.

A undici anni la famiglia si trasferisce a Napoli dove trascorrerà il resto della sua vita. Le libertà che si prende Striano sono quelle aristoteliche, secondo le quali l'autore è autorizzato ad immaginare la possibilità di avvenimenti all'interno del contesto storico vero e proprio. Eleonora respira a pieni polmoni quest'aria e vive attivamente quest'epoca irrequieta. Striano, tuttavia, focalizza l'attenzione sull'intima debolezza di una donna i cui sentimenti vengono messi a dura prova.

Con questo romanzo storico, che reputo un capolavoro, Enzo Striano ci racconta con maestria la vita di Eleonora De Fonseca Pimentel e di riflesso ci porta a conoscere un mondo ed un'epoca storica che non fatichiamo a raffrontare agli anni che viviamo. "Il resto di niente" è l'autobiografia di una nazione che poteva essere e non è stata, con grande rimpianto dei posteri ma mi chiedo se ci potessere mai essere stata una soluzione diversa.

Eleonora era una di queste menti che si è trovata, forse non sempre consapevolmente, a rappresentare un ideale di libertà e di giustizia sino ad allora ai più sconosciuto. E così è stato anche per i fondatori della Repubblica Partenopea. Menti raffinate che avrebbero potuto dare contributi notevoli al progresso della nazione napoletana o dello stato nazionale che si sarebbe formato da lì a pochi decenni. Il fuggire, per lei, sarebbe stato più semplice, ma avrebbe comportato venire meno ai suoi ideali, in un certo senso non essere di nuovo libera di operare le proprie scelte in piena autonomia che era poi una delle cause per cui aveva lottato e sofferto (Ecco: ancora una volta, nella mia esistenza, cè qualcuno che sceglierà per me. ). Eleonora, come quasi tutti gli altri esponenti della Repubblica Partenopea, pagherà con la vita questa sua coerenza. Non si sottrarrà alla sorte, lotterà fino allestremo sacrificio e diventerà un personaggio (come i fratelli Bandiera, Carlo Pisacane e altri) che apriranno la strada al Risorgimento anche se spesso, come altre donne (Cristina di Belgioioso, la Contessa di Castiglione ecc.), non verrà adeguatamente considerata e relegata in disparte in un angolo della Storia.

The experience of Napoli from the point of view of a Portuguese immigrant was delightful, and at times tragic. I thought the style that the book was written in made it a pleasure to read, at times I could not bear to read through some of the paragraphs describing the banquets because I was so hungry. ate on the boat) I bought this book in Napoli, and read it after leaving the beautiful city. Napoli still retains some of distinct 'cultural separation' described in the book, which is something that I found fascinating. I would definitely reccommend this book to someone who is interested in any sort of European Literature or Euro-History.

Da un lato gli illuminati, i colti, gli intellettuali giacobini che sognano il riscatto come a Parigi-, dallaltro la nobiltà e gli intrighi di corte. Fu un gioco il sogno dei giacobini partenopei?, si chiede alla fine la protagonista. Una grandiosa utopia di cui non rimase niente. Napoli non era Parigi. Poi andò a baciare la mano al cardinale, che laspettava in piedi, presso il busto doro di san Gennaro, splendente avanti il tabernacolo. Dun tratto il cardinale, che teneva gli occhi fissi sulle ampolle, ebbe un moto di sorpresa.

Ed è un titolo quantomai adatto per questo libro, perchè questa è la storia vera di due fallimenti: di una vita e di un sogno. La vita è quella di Eleonora de Fonseca Pimentel, ultima di una famiglia della piccola nobiltà decaduta portoghese, giunta a Napoli al seguito del padre alla ricerca della salvezza dalla miseria incombente. Questo nonostante Napoli sembra essere una scelta giusta, perchè la città partenopea alla fine del diciottesimo secolo è al massimo del suo splendore. Il sogno di fare di Napoli la repubblica figlia, il sogno di perseguire una libertà non cortigiana, non ultimo il sogno di sollevare dal loro stato di miseria fisica ma soprattutto spirituale i Lazzaroni, i miserabili che circondano la città campana vivendo di espedienti e di quello che la corona passa in cambio della loro fedeltà. Era parecchio tempo che aspettavo un libro come questo: perchè fin da quando ci sono entrato ventenne, Napoli è sempre stata un mistero. Questa chiagneffottistica morale del parassita, e come può sposarsi tutto questo con la spumeggiante energia, con la luminosissima voglia di vivere, con lo sfavillante panorama del golfo che ogni napoletano porta negli occhi, anche il più misero? Quella città come questa mancava completamente di ambizione, e questo sta alla base del suo declino. Al di la del fatto che il suo stile è pesante e scolastico, che non si cura in nessun modo di semplificare la vita a chi legge, è una storia utile e bellissima. Che mi manda in bestia come ogni romanzo verista: nel raccontare la triste fine di Eleonora, di Mario Pagano, di Ciaia l'autore sembra consegnarci una compiaciuta morale dell'ostrica, sembra assumere un granitico atteggiamento di neutralità conservatrice da cronachista storico, non consegna al lettore nessuna chiave di lettura per uscire dall'impase, nessuna opinione, nessun sogno.

  • Italian

  • Classics

  • Rating: 3.96
  • Pages: 402
  • Publish Date: May 2005 by Mondadori
  • Isbn10: 8804510528
  • Isbn13: 9788804510529